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Scritto da Comitato Salgariano   
domenica 10 febbraio 2008
NATURA E AMBIENTE DELLA VALPOLICELLA

valpolicella simone toson

La Valpolicella, microregione del Veronese,si distende per 240 kmq, tra il confine trentino a Nord, l’Adige a Ovest e Sud, i sobborghi di Verona e la Valpantena sul lato Est. Comprende i Comuni di Dolcé, Fumane, Marano, Negrar, Pescantina, S.Pietro, S.Ambrogio, S.Anna d’Alfaedo e l’ex Comune di Parona. Non è una sola valle,ma un insieme integrato di tre valli maggiori (Negrar, Marano, Fumane) e alcune minori, con altezza dagli 80 mt lungo il fiume, ai 1.540 mt dello spartiacque col Trentino. Per ragioni storiche, ammi-nistrative e demografiche entrano nella Valpolicella il versante orientale della Val d’Adige da Ceraino a Ossenigo e la parte nord occidentale del bacino della Valpantena. Dal piede dello spartiacque trentino un alti-piano ondulato,coperto di prati e boschi,scende fino a 700 mt, dove frutticoltura e viticoltura rivestono i pendii e i fondovalle prolungati nella piana lungoatesina. Il paesaggio, modulato dai rilievi fra una convalle e l’altra, presenta varietà suggestiva di panorami e alternanza di forme,mentre la protettiva barriera prealpina addolcisce il clima,fa prosperare l’ulivo oltre i 600 mt e rende gradevole il soggiorno. Le rocce sedimentarie del sottosuolo offrono vasta scelta all’industria lapidea, dai marmi giurassici ( Rosso Ammonitico o Rosso Verona, Bronzetto e altri), alla Pietra di Prun, al “Maton” eocenico. Dalla protostoria le cave della Valpo-licella forni-rono materiali per edifici in loco e poi a Verona (Arena,Teatro Romano, ecc), a Venezia e altre città padane. Degli strati geologici, il “crear”, roccia friabile e solubile, formò i dolci pendii montani e pre-parò calcare prezioso all’agricoltura. La natura modellò qui fenomeni di tipologia e dimensioni rare: il Ponte di Veja (ponte naturale più grande del mondo),la Spluga della Preta (- mt 887), le Cascate di Molina, la Chiusa di Ceraino e altri L’abbondante selce piromaca, ”acciaio della preistoria”, le risorse vegetali e animali favorìrono insediamenti umani fin dall’età paleolitica, che lasciarono testimonianze eccezionali come la ”Grotta di Fumane (pittura di 35.000 anni addietro), il Castellier delle Guàite (mura del 1500 a.C.), il “Villaggio di Loffa” (27 capanne di pietra, con 2 hl di frumento, spelta, legumi e semi vari). Testimonial di eccezional valore Oetzi la mummia di 5.000 anni fa, emersa recentemente dal ghiacciaio di Similaun. Oetzi portava su di sè manufatti di selce vetrosa, che esperti di valore dissero provenienti dalla zona del Pon-te di Veja. La Valpolicella è nota soprattutto per i suoi prodotti, a cominciare dal vino, sopravvissuto a 2000 anni di convulsioni storiche, unico tra i grandi vini antichi, Cècubo-Màssico-Falerno spariti nel sec. VI.

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PRODOTTI
Il nome della Valpolicella da due millenni e più è legato al vino. Già prima dei Romani, nel sec. V a.C. sulla collina di quel che fu poi il Castrum Rotharii (Castelrotto), nel centro sud della nostra terra si coltivava la vitis vinifera sativa e se ne spremevano i grappoli. Questo dimostrano i 1.500 vinaccioli trovati tra le immondizie di una casa retica, una delle prime “cantine” della storia europea.
Viticultori erano gli Arusnati, che formarono il loro “Pagus”in questa zona chiave d’Italia, tra Verona, l’Adige e il confine trentino, e Rètico fu il loro vino, che, secondo il naturalista Plinio richiama l’origine di quella gente, che in certa autonomia durò col suo Pagus per lunga pezza nel dominio romano.
Il vino passito delle nostre colline raggiunse le mense imperiali per non discenderne mai più.




Atto a dissolvere l’ira funesta di Cesare contro i mordaci epigrammi di Catullo, genio di poeta novatore entro vesti di scapestrato viveur, fu suprema delizia gastronomica di Augusto Imperatore (“maxime delectatus est Raethico – Svetonio) che, assai parco a tavola, solo alla seduzione del “Recioto” non sapeva rinunziare. Dovette forse al Rètico la sua longevità : 76 anni nella media contemporanea di 20?
E ancor più la moglie Livia giunta agli 82 anni facendo della “panacea veronese” sua unica medicina ?
I secoli bui delle migrazioni germaniche, Eruli-Ostrogoti-Longobardi-Gepidi-Svevi non spensero il culto di quel nettare, di cui già Teodorico nel tardo 400 fa incetta per lustro e decoro diplomatco dei suoi regali banchetti, e il Ministro della Real Casa Cassiodoro ne celebra fasti sublimi, mentre nel sec. VII° Rotari dal suo Castrum emana il Codice, che protegge l’agricoltura, e la vite in particolare.
Dove la produzione viticola della Valpolicella riceve un crisma documentato di “buona uva” sulla fascia collinare tra S.Vito e Capo è nel contratto del 1194 tra l’Ospedale di S. Zeno e Musio, affittuario di Pànego.
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COME ARRIVARE NEL TERRITORIO DELLA VALPOLICELLA

Dalle autostrade A 4 ed A 22, che si incrociano presso Verona, per raggiungere la Valpolicella, uscire ad uno dei seguenti caselli: Affi, Verona Nord, Sommacampagna, Verona Sud, Verona Est.

Da Affi, per Ponton (5 Km) si entra nella piana pedemontana dell’Adige in Comune di S.Ambrogio.
Da Verona Nord la superstrada porta a Pescantina (7 Km), accesso principale della Valpolicella, sempre nella piana atesina.
Da Sommacampagna, attraverso Bussolengo, si raggiunge pure Pescantina (Km 7).
Da Verona Sud per la circonvallazione e il Ponte del Saval (Km 6) si entra nel Saval, ex-Comune di Parona.
Da Verona Est per Grezzana si giunge a Montecchio (Km 16), oppure, via Stallavena, a Fane (Km 6).
Da Verona città è suggestivo raggiungere Montecchio (Km 5) e Negrar (Km 9) per la via collinare di Avesa o di Quinzano .
Per addentrarsi in Val di Negrar, da Parona prendere per Arbizzano (villa Verità-Serègo Alighieri, villa Turco-Zamboni, Villa di Nòvare) San Vito, Negrar (Torre romanica con Carta Lapidaria del 1166, villa Rizzar-di, Torbe (complesso romanico medievale), Prun (Villa Salvaterra, Parrocchiale: S.Paolo di P. Farinati, Cave di Pietra: 10 Km di gallerie medievali).
Da Parona per S.Pietro-Marano : Pedemonte (villa Santa Sofia), S.Floriano (Pieve Romanica), Valgatara (villa Fasanara), Marano (villa Rizzini), Pezza (Santa Maria Minerbe), S. Rocco (Castel de Mario).


Da Pedemonte, Cengia (villa Giona Fagioli), Corrubio (chiesa romanica di S.Martino), Sausto (villa Guarini-Betteloni), Castelrotto (antico Castrum Rotharii), Squarano (villa Fumanelli), Pule (villa Pullè-Galtarossa, villa Saibante-Monga).
Altra entrata da Sud, per l’interno: Settimo (villa Sparvieri-Piccoli, Villa Bertoldi), Pescantina.
Altra entrata da Ovest, per il Ponte di Peri o per la Statale del Brennero a Ossenigo. Entrati in Valpolicella.

Per ubicazione e conformazione geografica la Valpolicella è facilmente accessibile da Est e da Ovest, ma specialmente da Sud. Meno agevole ma assai suggestivo l’accesso da Nord, attraverso lo spartiacque verone-se-trentino. Con l’autostrada Venezia-Milano (uscita Verona Est), dal paese di Grezzana la St. Pr. n. 12 por-ta a Montecchio e scende poi a Negrar, passando davanti alla “Casa Vècia” (la casa avìta) della famiglia Salgàri in contrada Tomenighe. Da Stallavena via Alcenago si raggiunge il pianoro di Fiàmene con facile per-corso per il Ponte di Veja. Alcuni Km più a monte per la Str. Pr. n. 11 si arriva a Ronconi e poi S.Anna e Fosse-Breonio. Più comode le entrate dal confine Sud : da Verona per il Ponte del Saval, per Via Cà di Cozzi o per Lungadige Attiraglio si giunge a Parona donde in 6/7 Km si arriva a Negrar, S. Pietro in C., Pescantina e, proseguendo, a Marano, Fumane, S.Ambrogio nella piana e bassa collina dove si concentrano 20 pievi e cappelle romaniche, un centinaio di ville, la terra delle pesche, dei ciliegi, olivi.
I ponti di Settimo, Pescantina e Arcè portano nella piana atesina che offre ogni desiderabile accesso a tutti i paesi e luoghi della Valpolicella. Lo stesso vale per il Ponte di Ponton, che riceve il traffico proveniente da Affi-Garda e da Bardolino-Pastengo. L’ingresso più importante in Valpolicella è però quello della tangen-ziale di Verona che incanala tutto il movimento da Verona Est, Verona centro e Verona Nord, nonché da Transpolesana e Mantova. L’incrocio dell’A4 e A22 alimenta un flusso cospicuo di veicoli come l’Auto-Brennero dal casello di Affi.

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STORIA E CULTURA DELLA VALPOLICELLA

Per condensare in una cartella una cultura e storia estese in decine di volumi, bisogna procedere per titoli o quasi. Nell’età paleolitica e più ancora nella neolitica l’alta Valpolicella era densamente abitata in decine di “stazioni” che documentano cultura avanzata nelle pitture della “Grotta di Fumane” e nella lavorazione della selce, con manufatti esportati ben lontano. Oetzi, la mummia di 5.000 anni addietro, restituita dal ghiacciaio di Similaun, recava strumenti provenienti dalla zona del Ponte di Veja. Il Castellier delle Guàite, (1500 a.C.) con le mura anteriori alla Troia Omerica, dimostra abilità nel lavorare la pietra. Nel secolo VI°-V° a.C. il Villaggio di Loffa, con i reperti di frumento e altro,la casa di Castelrottto con 1.500 semi di “Vitis vinifera sativa” e l’officina del fabbro dissepolta a San Giorgio mostrano agricoltura, viticoltura e artigianato ben progredito, mentre lungo l’Adige pesca e commercio fluviale dettero origine a Ponton, Pescantina, Parona. E’ questo il Pagus Arusnatium, popolazione religiosamente e politicamente organizzata, che dal II sec. a.C. entrò nel dominio di Roma, e ci visse tranquillamente, al punto che nessuno storico romano ne parla, nonostante l’ubicazione strategica per controllo di Val d’Adige e via Claudia Augusta verso l’Europa centrale.
Di qui nel 100 a.C. scesero i Cimbri, sgominati da Mario forse nella piana atesina. Le invasioni germaniche portarono in questa terra Ostrogoti e Longobardi, che lasciarono ricordo insigne nella Pieve di S.Giorgio e nel Castrum Rotharii (Castelrotto).
Fiorente fu l’età comunale, con oltre 30 comuni rurali che eressero pievi e torri e che formarono nel 1311 la Contea di Federico della Scala, vero staterello autonomo.
In questo periodo la tradizione letteraria, familiare e popolare pone il soggiorno di Dante in Valpolicella, dove da quasi sette secoli vivono i suoi discendenti.
Nel 1405, per avere tranquillità esicurezza, che lotte continue fra Visconti, Carraresi ed altri impedivano, la Valpolicella si consegnò ai Veneziani con accordi precisi, iniziando quattro secoli di vita democratica, operosa e difficile, ma assai meno dura che nei limitrofi territori feudali. L’invasione napoleonica devastò la regione, con ruberie e violenze inaudite. Seguì il Regno Lombardo-Veneto che lasciò buon ricordo per la semplice, onesta amministrazione, ciò che non rese gradito l’arrivo dei Piemontesi col sistema accentratore e le tasse, specie quella sul macinato. La guerra 1940/45 colpì la Valpolicella con tragiche tribolazioni, sofferenze e lutti e bombardamenti sterminatori su Parona, S. Ambrogio, Volargne, Domegliara, Corrubio e altrove.

     
Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 giugno 2010 )
 

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