| |
|
NATURA
E AMBIENTE DELLA VALPOLICELLA
La Valpolicella, microregione del Veronese,si distende per 240
kmq, tra il confine trentino a Nord, l’Adige a Ovest e Sud,
i sobborghi di Verona e la Valpantena sul lato Est. Comprende
i Comuni di Dolcé, Fumane, Marano, Negrar, Pescantina,
S.Pietro, S.Ambrogio, S.Anna d’Alfaedo e l’ex Comune
di Parona. Non è una sola valle,ma un insieme integrato
di tre valli maggiori (Negrar, Marano, Fumane) e alcune minori,
con altezza dagli 80 mt lungo il fiume, ai 1.540 mt dello spartiacque
col Trentino. Per ragioni storiche, ammi-nistrative e demografiche
entrano nella Valpolicella il versante orientale della Val d’Adige
da Ceraino a Ossenigo e la parte nord occidentale del bacino della
Valpantena. Dal piede dello spartiacque trentino un alti-piano
ondulato,coperto di prati e boschi,scende fino a 700 mt, dove
frutticoltura e viticoltura rivestono i pendii e i fondovalle
prolungati nella piana lungoatesina. Il paesaggio, modulato dai
rilievi fra una convalle e l’altra, presenta varietà
suggestiva di panorami e alternanza di forme,mentre la protettiva
barriera prealpina addolcisce il clima,fa prosperare l’ulivo
oltre i 600 mt e rende gradevole il soggiorno. Le rocce sedimenta-rie
del sottosuolo offrono vasta scelta all’industria lapidea,
dai marmi giurassici ( Rosso Ammonitico o Rosso Verona, Bronzetto
e altri),alla Pietra di Prun, al “Maton” eocenico.
Dalla protostoria le cave della Valpo-licella forni-rono materiali
per edifici in loco e poi a Verona (Arena,Teatro Romano, ecc),
a Venezia e altre città padane. Degli strati geologici,
il “crear”, roccia friabile e solubile, formò
i dolci pendii montani e pre-parò calcare prezioso all’agricoltura.
La natura modellò qui fenomeni di tipologia e dimensioni
rare: il Ponte di Veja (ponte naturale più grande del mondo),la
Spluga della Preta (- mt 887), le Cascate di Molina, la Chiusa
di Ceraino e altri L’abbondante selce piromaca,”acciaio
della preistoria”, le risorse vegetali e animali favorìrono
insediamenti umani fin dall’età paleolitica, che
lasciarono testimonianze eccezionali come la ”Grotta di
Fumane (pittura di 35.000 anni addietro), il Castellier delle
Guàite (mura del 1500 a.C.), il “Villaggio di Loffa”
(27 capanne di pietra, con 2 hl di frumento, spelta, legumi e
semi vari). Testimonial di eccezional valore Oetzi la mummia di
5.000 anni fa, emersa recentemente dal ghiacciaio di Similaun.
Oetzi portava su di sè manufatti di selce vetrosa, che
esperti di valore dissero provenienti dalla zona del Pon-te di
Veja. La Valpolicella è nota soprattutto per i suoi prodotti,
a cominciare dal vino, sopravvissuto a 2000 anni di convulsioni
storiche, unico tra i grandi vini antichi, Cècubo-Màssico-Falerno
spariti nel sec. VI.
|
 |
|
PRODOTTI
Il nome della Valpolicella da due millenni e più è
legato al vino. Già prima dei Romani, nel sec. V a.C. sulla
collina di quel che fu poi il Castrum Rotharii (Castelrotto),
nel centro sud della nostra terra si coltivava la vitis vinifera
sativa e se ne spremevano i grappoli. Questo dimostrano i 1.500
vinaccioli trovati tra le immondizie di una casa retica, una delle
prime “cantine” della storia europea.
Viticultori erano gli Arusnati, che formarono il loro “Pagus”in
questa zona chiave d’Italia, tra Verona, l’Adige e
il confine trentino, e Rètico fu il loro vino, che, secondo
il naturalista Plinio richiama l’origine di quella gente,
che in certa autonomia durò col suo Pagus per lunga pezza
nel dominio romano.
Il vino passito delle nostre colline raggiunse le mense imperiali
per non discenderne mai più.
|
Atto a dissolvere
l’ira funesta di Cesare contro i mordaci epigrammi di Catullo,
genio di poeta novatore en-tro vesti di scapestrato viveur, fu
suprema delizia gastronomica di Augusto Imperatore (“maxime
delectatus est Raethico – Svetonio) che, assai parco a tavola,
solo alla seduzione del “Recioto” non sapeva rinunziare.
Dovette forse al Rètico la sua longevità : 76 anni
nella media contemporanea di 20?
E ancor più la moglie Livia giunta agli 82 anni facendo
della “panacea veronese” sua unica medicina ?
I secoli bui delle migrazioni germaniche, Eruli-Ostrogoti-Longobardi-Gepidi-Svevi
non spensero il culto di quel nettare, di cui già Teodorico
nel tardo 400 fa incetta per lustro e decoro diplomatco dei suoi
regali banchetti, e il Ministro della Real Casa Cassiodoro ne
celebra fasti sublimi, mentre nel sec. VII° Rotari dal suo
Castrum emana il Codice, che protegge l’agricoltura, e la
vite in particolare.
Dove la produzione viticola della Valpolicella riceve un crisma
documentato di “buona uva” sulla fascia collinare
tra S.Vito e Capo è nel contratto del 1194 tra l’Ospedale
di S. Zeno e Musio, affittuario di Pànego. |
|
 |


|
|
COME ARRIVARE NEL TERRITORIO DELLA VALPOLICELLA
Dalle autostrade A 4 ed A 22, che si incrociano presso Verona,
per raggiungere la Valpolicella,uscire ad uno dei seguenti caselli:
Affi, Verona Nord, Sommacampagna, Verona Sud, Verona Est.
Da Affi, per Ponton (5 Km) si entra nella piana pedemontana dell’Adige
in Comune di S.Ambrogio.
Da Verona Nord la superstrada porta a Pescantina (7 Km), accesso
principale della Valpolicella, sempre nella piana atesina.
Da Sommacampagna, attraverso Bussolengo, si raggiunge pure Pescantina.(Km
7).
Da Verona Sud per la circonvallazione e il Ponte del Saval (Km
6) si entra nel Saval, ex-Comune di Parona.
Da Verona Est per Grezzana si giunge a Montecchio (Km 16), oppure,
via Stallavena, a Fane (Km 6)
Da Verona città è suggestivo raggiungere Montecchio
(Km 5) e Negrar (Km 9) per la via collinare di Avesa o di Quinzano
.
Per addentrarsi in Val di Negrar, da Parona prendere per Arbizzano
(villa Verità-Serègo Alighieri, villa Tur-co-Zamboni,
Villa di Nòvare) San Vito, Negrar (Torre romanica con Carta
Lapidaria del 1166, villa Rizzar-di, Torbe (complesso romanico
medievale), Prun (Villa Salvaterra, Parrocchiale: S.Paolo di P.
Farinati, Ca-ve di Pietra: 10 Km di gallerie medievali).
Da Parona per S.Pietro-Marano : Pedemonte (villa Santa Sofia),
S.Floriano (Pieve Romanica), Valgatara (villa Fasanara), Marano
(villa Rizzini), Pezza (Santa Maria Minerbe), S. Rocco (Castel
de Mario).
|
Da
Pedemonte, Cengia (villa Giona Fagioli), Corrubio (chiesa romanica
di S.Martino), Sausto (villa Guarini-Betteloni), Castelrotto (antico
Castrum Rotharii), Squarano (villa Fumanelli), Pule (villa Pullè-Galtarossa,
villa Saibante-Monga).
Altra entrata da Sud, per l’interno: Settimo (villa Sparvieri-Piccoli,
Villa Bertoldi), Pescantina.
Altra entrata da Ovest, per il Ponte di Peri o per la Statale
del Brennero a Ossenigo. Entrati in Valpolicella.
|
Per
ubicazione e conformazione geografica la Valpolicella è
facilmente accessibile da Est e da Ovest, ma specialmente da Sud.
Meno agevole ma assai suggestivo l’accesso da Nord, attraverso
lo spartiacque verone-se-trentino. Con l’autostrada Venezia-Milano
(uscita Verona Est), dal paese di Grezzana la St. Pr. n. 12 por-ta
a Montecchio e scende poi a Negrar, passando davanti alla “Casa
Vècia” (la casa avìta) della famiglia Sal-gàri
in contrada Tomenighe. Da Stallavena via Alcenago si raggiunge
il pianoro di Fiàmene con facile per-corso per il Ponte
di Veja. Alcuni Km più a monte per la Str. Pr. n. 11 si
arriva a Ronconi e poi S.Anna e Fosse-Breonio. Più comode
le entrate dal confine Sud : da Verona per il Ponte del Saval,
per Via Cà di Coz-zi o per Lungadige Attiraglio si giunge
a Parona donde in 6/7 Km si arriva a Negrar, S. Pietro in C.,
Pescan-tina e, proseguendo, a Marano, Fumane, S.Ambrogio nella
piana e bassa collina dove si concentrano 20 pievi e cappelle
romaniche, un centinaio di ville, la terra delle pesche,dei ciliegi,
olivi.
I ponti di Settimo, Pescantina e Arcè portano nella piana
atesina che offre ogni desiderabile accesso a tutti i paesi e
luoghi della Valpolicella. Lo stesso vale per il Ponte di Ponton,
che riceve il traffico proveniente da Affi-Garda e da Bardolino-Pastengo.
L’ingresso più importante in Valpolicella è
però quello della tangen-ziale di Verona che incanala tutto
il movimento da Verona Est, Verona centro e Verona Nord, nonché
da Transpolesana e Mantova. L’incrocio dell’A 4 e
A 22 alimenta un flusso cospicuo di veicoli come l’Auto-Brennero
dal casello di Affi.
|


|
|
STORIA
E CULTURA DELLA VALPOLICELLA
Per condensare in una cartella una cultura e storia estese in
decine di volumi, bisogna procedere per titoli.o quasi. Nell’età
paleolitica e più ancora nella neolitica l’alta Valpolicella
era densamente abitata in decine di “stazioni” che
documentano cultura avanzata nelle pitture della “Grotta
di Fumane”e nella lavorazione della selce, con manufatti
esportati ben lontano. Oetzi, la mummia di 5.000 anni addietro,
restituita dal ghiacciaio di Similaun, recava strumenti provenienti
dalla zona del Ponte di Veja. Il Castellier delle Guàite,
(1500 a.C.) con le mura anteriori alla Troia Omerica, dimostra
abilità nel lavorare la pietra. Nel secolo VI°-V°
a.C. il Villaggio di Loffa, con i reperti di frumento e altro,la
casa di Castelrottto con 1.500 semi di “Vitis vinifera sativa”
e l’officina del fabbro dissepolta a San Giorgio mostrano
agricoltura, viticoltura e artigianato ben progredito, mentre
lungo l’Adige pesca e commercio fluviale dettero origine
a Ponton, Pescantina, Parona. E’ questo il Pagus Arusnatium,
popolazione religiosamente e politicamente organizzata, che dal
II sec. a.C. entrò nel dominio di Roma, e ci visse tranquillamente,
al punto che nessuno storico romano ne parla, nonostante l’ubicazione
strategica per controllo di Val d’Adige e via Claudia Augusta
verso l’Europa centrale.
Di qui nel 100 a.C. scesero i Cimbri, sgominati da Mario forse
nella piana atesina. Le invasioni germaniche portarono in questa
terra Ostrogoti e Longobardi, che lasciarono ricordo insigne nella
Pieve di S.Giorgio e nel Castrum Rotharii (Castelrotto).
Fiorente fu l’età comunale, con oltre 30 comuni rurali
che eressero pievi e torri e che formarono nel 1311 la Contea
di Federico della Scala, vero staterello autonomo.
In questo periodo la tradizione letteraria, familiare e popolare
pone il soggiorno di Dante in Valpolicella, dove da quasi sette
secoli vivono i suoi discendenti.
Nel 1405, per avere tranquillità esicurezza, che lotte
continue fra Visconti, Carraresi ed altri impedivano, la Valpolicella
si consegnò ai Veneziani con accordi precisi, iniziando
quattro secoli di vita democratica, operosa e difficile, ma assai
meno dura che nei limitrofi territori feudali. L’invasione
napoleonica devastò la regione, con ruberie e violenze
inaudite. Seguì il Regno Lombardo-Veneto che lasciò
buon ricordo per la semplice, onesta amministrazione, ciò
che non rese gradito l’arrivo dei Piemontesi col sistema
accentratore e le tasse, specie quella sul macinato. La guerra
1940/45 colpì la Valpolicella con tragiche tribolazioni,
sofferenze e lutti e bombardamenti sterminatori su Parona, S.
Ambrogio, Volargne, Domegliara, Corrubio e altrove.
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|